Radio Radicale, è giusto salvarla oppure è da considerarsi un bavaglio?

Le TV, le radio, i giornali sono delle società e come tali devono comportarsi come le migliaia di aziende che ci sono in Italia
Pubblicato il Giugno 14, 2019, 9:07 am
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In questi giorni se ne parla molto e probabilmente male e c’è chi confonde la censura con il giusto corso delle cose. Parlo di Radio Radicale e del suo salvataggio di come si vuol far passare un’ operazione privata come servizio di stato e di come spesso viene travisata l’informazione.

Partiamo da un presupposto la stampa a prescindere è un servizio che viene dato al cittadino, poi se sia di parte oppure no quello è da stabilire, dal mio punto di vista credo che se vogliamo chiamarlo servizio dovremmo farlo solo se si mantengono determinati presupposti in primis l’imparzialità.

Ad oggi quanti giornali e media prendono gli incentivi statali, e spesso anche fondi dai partiti sottobanco?

Ad oggi quanti giornali e media prendono gli incentivi statali, e spesso anche fondi dai partiti sottobanco, per essere essenzialmente schierati? Purtroppo molti e ahimè sempre testate legate a grandi network. Personalmente non ho mai letto di un piccolo giornale online che riceve aiuti di stato.

Ma torniamo a Radio Radicale, come sappiamo tutti nel 2000 entrò come socio al 25% il Gruppo Lillo, per chi non lo conosce sono i proprietari della catena di discount MD, fatturato di oltre 2 miliardi di euro, si avete letto bene! Ecco questo mi lascia un po’ perplesso perché se tra i miei soci ho una holding del genere perché chiedo soldi al governo a faccio alzare questo enorme polverone sul bavaglio della stampa e della non libertà oltre che per attaccare un governo che non piace ovviamente? Nel frattempo si legge in una nota che la radio ha rilasciato in risposta a Vito Crimi che l’importo negli ultimi anni ricevuto da Radio Radicale non è di 14 milioni ma “solamente” (vorrei sottolineare il solamente) di 12,1 milioni al lordo dell’iva quindi 8,1 milioni netti e in più altri 4 (sempre milioni) come contributo per l’editoria.

Parliamo di milioni di euro non di soldi del monopoli! A chi oggi dice che si sta imbavagliando l’informazione cosa posso rispondere? Magari paragonando “l’azienda Radio Radicale” con il fallimento di centinaia e centinaia di piccole imprese che hanno dovuto chiudere perché non riuscivano a coprire le spese? Di fatto una radio, un’emittente, un giornale è di fondo un’impresa, se va male e non incassa di chi è la colpa del governo o di chi magari non la gestisce bene?

Cosa devono dire tutte le testate online locali che fanno sacrifici enormi per andare online spesso elemosinando due spicci dal baretto di fianco la redazione per poter pagare il domino e i servizi correlati invece? Non sono anche loro dei piccoli editori che cercano di fare giusta informazione? A loro chi li aiuta se non mettono mano al portafogli? Eppure non mi pare di aver mai visto ingiunzioni parlamentari ne tanto meno fondi… mi correggo i fondi ci sono per l’editoria online a cui possono accedere anche i piccolissimi editori delle testate locali ma vi invito a leggere i requisiti per aderire e il conseguente investimento da fare prima di poter ricevere i fondi che, tra l’altro non sono fissi ma variano a seconda del numero di visite, della diffusione e di quanto il giornale è letto.

Un consiglio a chi dice che Radio Radicale costa meno della Rai e che inoltre fa quello che non fa la tv nazionale,: se proprio volete protestare fatelo in via Teulada o a Saxa Rubra magari non pagate più il canone ma inserirla nello stesso contesto dell’ennesimo salvataggio di una radio privata, mi correggo, di un società privata proprio no!

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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