Calcio, il grande malato che non può e non vuole essere curato

Un calcio sempre più malato che si intreccia con gli affari della politica e dei politicanti
Pubblicato il Dicembre 29, 2018, 9:18 am
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Nella città più vivibile d’Italia un cittadino è morto di tifo. Non il tifo inteso come malattia infettiva, bensì come modo di esprimere il proprio amore per una squadra di calcio.
Alle soglie del 2019 in Italia si rischia di morire o di essere gravemente feriti se si va allo stadio.

Il calcio è il grande malato della società italiana, non solo per quanto avviene sui campi a seguito di “stucchevoli” sudditanze psicologiche nei confronti dei soliti potenti.

E’ malato perché permette a migliaia di imbecilli di ululare contro un giocatore per il colore della sua pelle. Un malato che tollera ogni domenica migliaia di mentecatti invocare il Vesuvio a lavare i napoletani. Un malato che genera milioni di euro e che ha troppi lati oscuri circa la presenza di società che al giuoco in campo preferiscono quello dei soldi in lavatrice.

Di sportivo in questo malato grave non c’è nulla.

Di chi è la colpa? Tante sono le radici dei mali che hanno trasformato il più bel gioco in uno spettacolo indegno.

Di sicuro le prime responsabili sono proprio le società di calcio, da decenni conniventi con le frange estreme della tifoseria organizzata. Non c’è tifoseria che si salvi e non c’è società che, direttamente o indirettamente, agevoli l’ingresso di certi personaggi sugli spalti. Negarlo significa essere bugiardi e ipocriti; non si salva nessuna.
Magari alcune sono vittime, ma cosa fanno per uscire da questo status?

Alla tristezza della scomparsa di una vita si aggiunge, poi, lo schifo che il campionato non verrà sospeso, anzi: “The show must go on!”. Certo, specie dopo il miliardo e passa di euro che Sky gira alle società della Serie A per trasmettere le loro partite (quelle dove la Var non è uguale per tutti, così come sei espulso o meno in base al colore o incolore della casacca).
I diritti televisivi valgono più di una vita umana…Eppure il calcio dovrebbe quanto prima fermarsi per riflettere, riformarsi per poi ripartire.

A questo calcio mancano la serietà l’intransigenza. Un presidente farnetica? Squalifica di 5 mesi lontano dal campo con mega multa senza se e senza ma. Un allenatore, magari quello che sul gol non dato anni fa a Muntari ha cambiato idea, lamenta presunti favoritismi? Orbene, squalifica di 4 giornate e multone senza fiatare. Un arbitro sbaglia? 10 turni lontano dai campi e via.

Che dire, infine, sull’affermazione di Salvini: “Mazzoleni ha fatto bene a non sospendere la partita, pensate cosa sarebbe successo”? Il ministro responsabile della sicurezza degli italiani praticamente dice che ci sono le leggi, ma non si possono rispettare. La partita, caro Salvini, andava sospesa a seguito degli ignobili ululati contro Koulibaly e cori contro i napoletani. Salvini perché ha paura se si fanno rispettare le leggi? E’ come se dicessi che non bisogna arrestare uno spacciatore perché si temono le reazioni dei suoi complici…Roba da matti, proprio come questo calcio.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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