Cosa ci hanno insegnato i fatti accaduti durante Inter-Napoli? Niente!

 Cosa ci hanno insegnato i fatti accaduti durante Inter-Napoli? Niente!

Quello che è successo fuori e dentro lo stadio durante Inter Napoli è assurdo.

Ogni volta che ci sono episodi di violenza legati alle partite di calcio c’è sempre un gran parlare appena successo il fatto, ma che con il passare dei minuti (non giorni) si affievolisce per passare nell’oblio.

Succede sempre fateci caso, come se toccare questo mondo di soldi e potere sia impossibile. Nessuno che prende una decisione netta e precisa, nessuno che da punizioni pesanti al massimo un “Lisc’e busso” per voler citare un detto napoletano.

In tutto questo c’è stato un morto e cori razzisti durante quasi tutta la partita al difensore del Napoli Kalidou Koulibal. 

Da quanto appreso dai giornali l’uomo deceduto era legato ad un gruppo ultras di Varese e quello che è stato rimarcato più e più volte dai media nazionali che era legato all’estrema destra. Personalmente vorrei concentrarmi sul fatto che prima della partita di calcio un gruppo di persone abbiano deciso che la cosa migliore da fare era menarsi a più non posso! Menarsi è poi un eufemismo perché sul posto sono stati trovati martelli, roncole e cacciaviti segno che c’era volontà di far male,  una vera guerriglia urbana che già dall’inizio poteva finire in tragedia come poi è stato.

In quanti si stanno chiedendo perché succedono queste cose? E in quanti si stanno domandando il perché a fatti avvenuti non ci sono state pene per quello che è accaduto? Ricordo infatti che le due giornate a porte chiuse per l’Inter sono per i cori razzisti e non per la violenza fuori dallo stadio.

Fa sorridere anche il comunicato dell’Inter che prende le distanze sui fatti avvenuti, peccato che i tifosi erano i suoi e che i cori razzisti sono durati per quasi tutta la partita. Non sarebbe stato giusto che la società avesse preso posizione da subito verso i suoi tifosi? E i giocatori? 22 persone in campo che hanno continuato a giocare per poi nelle ore successive fare post su Facebook e Instagram quando invece potevano fermare il gioco (perché di questo parliamo). Ma lo sappiamo il calcio di oggi è meno sport e più business e fermare una partita sarebbe stato deleterio.

Adesso cosa succederà? Niente come al solito, da Paparella a Sandri passando per Raciti la situazione è cambiata pochissimo, oggi c’è la Daspo ma a cosa serve? Poco o niente…

“La partita di calcio dovrebbe essere un’occasione di unione tra le famiglie, soprattutto sotto Natale che è espressione di pace e serenità. E invece non è così. E mi spaventa che si possano di nuovo verificare situazioni simili a quella che ho vissuto la mia famiglia”. Queste sono le parole di Maria Grasso, vedova di Filippo Raciti, intervistata telefonicamente da AdnKronos.

Il Bertuzzino

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Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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