Il giornalismo becero che attacca a senso unico

Dove è finito quel bel giornalismo che raccontava le cose come stavano senza essere comandato?
Pubblicato il Novembre 12, 2018, 2:50 pm
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Certi giornalisti davvero è difficile capirli. Prima tirano il sasso, poi, dopo aver nascosto la manina ed essere stati scoperti, si indignano se qualcuno evidenzia le loro colpe. Prima fanno dell’ironia spicciola, del giustizialismo becero, condannano senza che ci sia una sentenza di un tribunale a supportarli, eppoi, di fronte all’evidenza di fatti che li “sputtanano”, si offendono se fanno notare di essersi comportati peggio degli sciacalli.

Questi pennivendoli (i giornalisti sono un’altra cosa) davvero credono che gli italiani hanno l’anello al naso?  Conoscono quel proverbio che recita: “Non sputare in aria che in faccia ti torna”?

A furia di raccontare bugie, confondono queste con la realtà.

Soprattutto sono così marchettari (il termine marchetta è ben noto in alcune redazioni) che non accettano che un magistrato li smentisca. Sono così immersi nella loro prosopopea e così lontani dalla vita reale, che fanno finta di nulla di fronte a scandali come quelli del Monte Paschi di Siena ma non perdono occasione di infangare, ingiustamente, un sindaco.

Dov’erano quando a Roma regnavano quelli di “mafia capitale”? Il loro livore nei confronti del M5S non è che nasce dal fatto che questo movimento abolirà il finanziamento pubblico all’editoria (l’editore che edita questo articolo non percepisce soldi pubblici eppur guadagna. Informatevi su come sono concessi questi finanziamenti…)

Che dire, poi, di quelle giornaliste che si riscoprono femministe ed urlano indignate solo perché Alessandro Di Battista definisce puttane i pennivendoli che hanno gettato, senza fondamento alcuno, fango su Virginia Raggi? Queste giornaliste-femministe dov’erano quando la testata Libero utilizzò il termine “patata bollente” riferendosi proprio alla Raggi? Una di quelle che oggi fa tanto la indignata dall’alto della sua bacheca Facebook, a suo tempo affermò che era della sana ironia…

La stessa che ancora oggi tace di fronte al titolo di Libero “Salvano la patata lessa”…Vabbè Libero è Libero, ma La Repubblica non è da meno. “La fatina e la menzogna” è un titolo di un articolo pubblicato sul giornale fondato da Eugenio Scalfari, neo simpatizzante di Silvio Berlusconi. Queste testate, dopo la sua assoluzione, hanno chiesto scusa alla Sindaca? Assolutamente no. Allora care femministe ad orologeria e cari pennivendoli marchettari, non “pigliatevi collera” se, mentre sputate in aria, qualcuno vi sputa in faccia.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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