Corto circuito tra i poteri dello Stato, Caso Diciotti: passo falso del potere giudiziario?

Il Caso Diciotti ha aperto molti spunti su cosa sia giusto e cosa no e soprattutto cosa dice effettivamente la legge
Pubblicato il Settembre 10, 2018, 4:23 pm
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Sembra si stia verificando un po’ di confusione tra vari poteri dello Stato, una sorta di corto circuito. Il potere giudiziario ha indagato Matteo Salvini, un rappresentante del potere politico e Ministro degli interni, per aver violato l’art. 605 c.p., sequestro di persona, in ordine alle vicende relative alla privazione di libertà personale in pregiudizio di numerosi migranti trattenuti sul pattugliatore della Guardia Costiera Italiana U. Diciotti fino al 25 agosto 2018. La violazione riguarda la Legge Costituzionale del 1989.

Matteo Salvini, oggi ministro degli interni, è un parlamentare eletto dal popolo perché gli elettori hanno condiviso il suo programma di governo incentrato maggiormente sulla limitazione di ingresso dei migranti clandestini provenienti in maggior parte dall’Africa centrale.

Il movimento al quale aderisce il ministro ha sottoscritto un “contratto” con altra forza politica, che prevede la limitazione dell’ingresso dei clandestini e la modifica delle normative europee in materia.

Il “contratto” si è trasformato in programma di governo ed è stato approvato a maggioranza dai due rami del Parlamento, legittimando il governo presieduto dal prof. Conte.

Il nuovo governo non ha pensato, o non ha avuto il tempo, di proporre la modifica della legge, dato che il prolungato soggiorno su navi, in attesa di autorizzazione allo sbarco, viola il codice penale.

Se il ministro ha impedito, o rallentato, l’ingresso di cittadini stranieri, lo ha fatto nell’ambito del condiviso programma di governo. Forse la nave era in attesa che, in base ad un accordo internazionale, si dirigesse per lo sbarco presso un’altra destinazione. Quindi Catania sarebbe stato solo un porto di transito e non l’approdo finale. Rientra nelle prerogative del Ministro degli Interni decidere se uno sbarco sia compatibile con l’ordine pubblico. Le forze dell’ordine debbono poter verificare documenti, visti, certificati di vaccinazioni, come accade negli uffici doganali di tutto il mondo. A questo si aggiunga che la minaccia di entrata sul territorio di terroristi o delinquenti evasi dai loro paesi di origine induce a maggiore attenzione ai controlli in ingresso.

I fatti contestati riguardano più ministri e ministeri:

  • il pattugliatore è un mezzo militare e dipende dal Ministro della difesa,
  • il porto è una infrastruttura che dipende dal Ministro dei trasporti

gli agenti che hanno piantonato la nave erano:

  • Carabinieri, dipendenti del ministero della difesa
  • Giardia di Finanza, dipendenti dal ministero dell’economia
  • Polizia di Stato, dipendenti dal ministero degli Interni

Ma al momento risulta indagato un solo Ministro, quello degli Interni. Mi riporto all’articolo pubblicato su Il Messaggero di Roma a firma del dr Carlo Nordio, magistrato di lungo corso, ora in pensione, con esperienza per indagini su brigate rosse, sequestri di persona, corruzione e reati economici:

…le iniziative di questi giorni saranno anche doverose, ma rischiano di generare pericolosa interferenza nella delicatissima gestione del fenomeno che può essere affrontato solo con gli strumenti della politica.
Mentre un ministro incapace, imprudente o inetto può essere mandato a casa dal Parlamento o dagli elettori, un Procuratore può cumulare errori catastrofici senza rispondere a nessuno.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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