Ponte Morandi, rischio crollo anche per l’economia e il turismo

Il crollo di un Ponte che potrebbe spazzare via l'economia di una città e di un'intera regione
Pubblicato il Agosto 27, 2018, 8:50 am
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A distanza di quasi quindici giorni dal crollo del pilone numero 9 il polverone sollevato aumenta di giorno in giorno: statalizzazione delle concessionarie, caducazione del contratto di concessione, carenze di manutenzioni che inducono la Procura della Repubblica ad estendere l’esame a tutti lavori eseguiti dopo il 1993, abitazioni abbandonate in fretta e furia con arredi, abiti, gioie e ricordi e chi più ne ha più ne metta. Ma con un po’ di sano pragmatismo per un attimo consideriamo anche i danni “collaterali”, che cominciano ad incombere anche sui non genovesi.

Il solo trasporto delle merci verso levante è aumentato di 102 km per senso di marcia, per totali 204 km. Sono più di due ore di viaggio.

L’approvvigionamento dei negozi di alimentari, riforniti giornalmente, subirà ritardi e richiederà la modulazione di nuovi orari di lavoro per la gestione dello scarico delle merci, con probabili modifiche dei turni, che, in molti casi, diverranno notturni. Un probabile ribaltamento negativo dei maggiori costi di trasporto e del lavoro sul prezzo al pubblico dei beni allo scaffale.

La difficoltà di distribuire e consegnare i migliaia di container giornalmente lavorati nel porto di Genova potrebbe indurre le compagnie di navigazione a scegliere altri porti, magari stranieri. Minor lavoro per i trasportatori, per l’indotto e forse anche per i camalli. Quindi un probabile ricorso alla cassa integrazione.La mancanza del ponte, crollato, e l’assenza di una struttura alternativa avrà ripercussioni sulla viabilità urbana, con maggiori intasamenti, code e inquinamento.

La prevedibile difficoltà di consegna delle produzioni da parte delle aziende manifatturiere, vedi Ilva e Ansaldo, alcune delle quali sono ubicate nella zona rossa con il serio rischio di cassa integrazione per gli operai, privati del loro lavoro.La chiusura di tutte le attività commerciali ed artigiane nella zona rossa, che probabilmente sarà ampliata per garantire la sicurezza dei cittadini durante i lavori  necessari ad abbattere le case sottostanti il viadotto ed i tronconi del ponte.

Ultimo, ma non ultimo, i danni al turismo provocati dalla difficoltà di raggiungere Genova in tempi certi e veloci. Nelle more della discussione sulle responsabilità e la ricerca del colpevole è  il caso di attivarsi velocemente per riattivare condizioni di vita e lavoro della Città, con benefici anche per tutti coloro che dipendono dal lavoro prodotto a Genova.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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