Caso Diciotti, Ponte Morandi e caporalato, come si sta muovendo la magistratura?

Ci sono stati morti, feriti e sfollati ma fino a questo momento le indagini si concentrano sulla Nave Diciotti
Pubblicato il Agosto 27, 2018, 9:11 am
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Quando la Procura delle Repubblica viene a conoscenza di un crimine o di un’azione illegale, la notitia criminis, deve intervenire ed aprire le indagini, nel rispetto delle leggi delle Repubblica Italiana.

Spesso le indagini sono condotte in maniera segreta, gli atti sono secretati e anche gli indagati non sono a conoscenza di essere nel mirino del Magistrato inquirente. Al momento opportuno saranno avvisati e messi in condizione di esercitare il loro diritto alla difesa.

La Magistratura in Italia è un organo indipendente, autonomo, non soggetto a controlli o condizionamenti politici.

Chiariamo subito che secondo la Costituzione nessuno è colpevole sino alla sentenza definitiva. Nella prima fase il soggetto, probabile autore del crimine è definito indagato, quando viene rinviato a giudizio diventa imputato e alla sentenza definitiva di colpevolezza diventa colpevole.

Spesso il lungo procedimento si conclude con l’assoluzione di colui che è stato oggetto delle indagini. Quello che questi giorni desta all’occhio è la differenza di trattamento usata nelle indagini su alcuni crimini, gravi.

A Genova sono morte 43 persone, 600 sono momentaneamente senza casa, centinaia di imprenditori e commercianti con i loro dipendenti sono senza lavoro e attualmente non risulta ancora nessun indagato. Il fatto riguarda il crollo del ponte autostradale, a prima vista sembra facile identificare i responsabili del fatto, che se poi dimostreranno la loro innocenza saranno o esclusi in fase iniziale dalle indagini o assolti.

I fatti riguardanti i cittadini stranieri trasportati dalla nave Diciotti sono stati esaminati molto velocemente da tre Procure delle Repubblica che hanno già identificato i presunti colpevoli, coloro che hanno violato le leggi, e indicato i primi indagati. In Puglia sono morti, in due incidenti stradali, sedici lavoratori soggetti a quel terribile fenomeno definito caporalato.

Fatta la manifestazione di piazza, ascoltate le interviste dei vari politici e sindacalisti poi nulla, al momento 3 indagati su un fenomeno vicino alla schiavitù. Ad oggi la stampa non riporta notizia di indagini in corso nelle varie province dove si esercita da molti anni il caporalato. In fondo indagini semplici, i pomodori e le verdure non si raccolgono negli scantinati  o nei capannoni, ma in campi all’aperto. Gli operai addetti alla raccolta sono trasportati su furgoni fatiscenti che percorrono le strade nazionali nelle prime ore del mattino e al tramonto.

Se è vero che la natura del procedimento, un’ indagine di polizia giudiziaria, per sua natura prevede la segretezza, al fine di evitare che i soggetti interessati inquinino le prove o scappino all’estero o si nascondano,  è altrettanto vero che  quando i crimini o fatti illeciti sono relativi a fatti eclatanti riguardando fatti di interesse nazionale, le informazioni debbono essere trasmesse, magari filtrate, ma rese pubbliche.

Al cittadino si deve dare sicurezza, dimostrare l’efficienza dello Stato, permettergli di giudicare l’operato dell’organizzazione. Anche perché esprima nel modo migliore, nel segreto dell’urna,  l’unico strumento democratico in suo possesso per far valere i suoi diritti.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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