Siamo tutti esperti di qualcosa, l’importante che succeda qualcosa

Quando la condivisione diventa un mero strumento di propaganda senza che ce ne accorgiamo
Pubblicato il Agosto 20, 2018, 5:47 pm
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Ogni volta che succede qualcosa scopriamo che diventiamo tutti esperti di quella precisa cosa. Si va dalla tragedia allo sport per passare dai vaccini alla politica, ma da cosa deriva questa voglia di dire per forza la propria? Sinceramente è difficile dare una risposta, quello che si sa è che basta fare un giro sul famoso social network dalla F bianca dopo un evento come quello di Genova per esempio che leggiamo ipotesi, teorie e soprattutto soluzioni a portata di mano senza escludere le ipotesi di complotto che non mancano mai.

Probabilmente la voglia di dare un giudizio è più forte di quella di tacere perché è quello che si deve in questi casi,  tacere e lasciar parlare gli esperti di settore.

L’intelligenza di un uomo si misura quando sa stare zitto e non quando parla

Quante volte avete letto un novax non medico, non ricercatore dire che i vaccini fanno male perché lo dicono i social? Quante volte avete letto in questi giorni che il calcestruzzo del ponte Morandi era fatto male senza che ci siano ancora dei risultati scientifici?

Questa probabilmente possiamo chiamarla sindrome da condivisione compulsiva che poi, a seconda dello schieramento politico, cambia tono, adesso è tutto pro, contro ed obbiettività zero. Gli immigrati visti dal punto di vista di un elettore di sinistra sono risorse gli stessi dal punto di vista della destra sono invasori. Tutto si riduce alla fine ad una mera propaganda politica senza che nessuno vada ad analizzare il problema e cosa ancora più grave che nessuno ricordi il passato. Non è forse vero che il problema del caporalato, ad esempio, è conosciuto da tempi immemori, prima ancora delle due grandi guerre?

I 16 migranti morti nei due incidenti stradali a Foggia sono diventati martiri per propaganda politica, la sinistra che per la prima volta in 10 anni non si trova al governo scopre il caporalato, come hanno fatto i sindacati CGIL, CISL e UIL, le associazioni Libera e Arci che tutti insieme hanno indotto una manifestazione contro sistema marcio che è si sacrosanta ma che guarda caso capita dopo una strage e dopo anni e anni e anni di sfruttamento passati nel sottobosco. E gli italiani? Giù a condividere e ad inondare i social.  Qui non si tratta di schieramenti politici, è giunta l’ora di ricominciare ad utilizzare la testa per evitare di essere condizionati da chi utilizza questa nostra debolezza a scopi tutt’altro che nobili.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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