Il crollo del Ponte Morandi è responsabilità di tutta la politica

Un crollo che si poteva e si doveva evitare ma che a causa dell'ingordigia dell'uomo non è avvenuto
Pubblicato il Agosto 20, 2018, 12:45 pm
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Non è crollato il ponte Morandi, è crollato un ponte della rete stradale italiana. E non è il primo: il problema sta diventando preoccupante. Gli automobilisti ogni volta che debbono attraversare un viadotto  fanno gli scongiuri. A Genova, grazie alla fortuna, il crollo del ponte non ha coinvolto le case sottostanti. Le vittime sarebbero state molte di più. Mi domando perché nessuno ha mai pensato di sgomberare le case costruite sotto il ponte  in presenza di continui allarmi, inascoltati.

Il ponte è stato costruito negli anni 60, quando in Italia circolavano pochi veicoli e soprattutto leggeri. Il popolo italiano si muoveva con Vespa e Lambretta. Cominciavano a circolare le prime 600 Fiat o le Bianchine, di fantozziana memoria. I camion erano leggeri, cabina e cassone, con oggettivi limiti di peso delle merci trasportate, i rimorchi erano rari. Oggi il trasporto su gomma è affidato agli autoarticolati, motrici potenti e pesanti, che trainano, con regolare autorizzazione,  carichi  di decine di tonnellate e  possono raggiungere i 16 metri d lunghezza. Il ponte Morandi è anche al servizio del porto merci di Genova, che movimenta migliaia di container, in entrata ed in uscita,  trasportati principalmente  con mezzi gommati.

La società Autostrade comunica che oggi transitano sul ponte 25.000.000 di veicoli l’anno, quasi 70.000 al giorno. Il ponte Morandi è diventato una strada che i cittadini di Genova percorrono giornalmente, come il Raccordo Anulare di Roma.

Secondo Autostrade sul ponte transitavano 25 milioni di veicoli l’anno, quasi 70 mila al giorno

Ma il ponte ha le stesse caratteristiche di cinquanta anni fa: due corsie per senso di marcia. Il Raccordo Anulare, come la gran parte delle autostrade sono stati allargati a tre e, in alcuni casi, a  quattro corsie.

I calcoli della struttura sono stati effettuati dal progettista, l’ingegner Riccardo Morandi, in base al  traffico di allora, magari maggiorato, ma non moltiplicato. Alla lunga qualsiasi oggetto sovraccaricato si spezza. Forse al posto della gronda, che come tutti ii progetti italiani ha una gestione molto lunga, anni, in attesa di trovare il consenso di tutti, si doveva costruire, dal 1967 ad oggi, un ponte parallelo.

La domanda ai politici, agli amministratori ed ai tecnici, perché nessuno ha provveduto a risolvere e prevenire questi problemi? Certo quando siamo in fila nel traffico, causa lavori in corso, borbottiamo sempre e ci domandiamo perché i lavori non si fanno di notte o nei festivi. Chiudere totalmente il ponte per temuti crolli o per manutenzione straordinaria, è una responsabilità che non so chi si sarebbe assunto, a tutti i livelli.

I ponti sulle strade statali hanno lo stesso handicap: sono stati progettati per il transito di carichi più leggeri. Oggi, con lo sviluppo dei commerci internazionali, spesso gli autisti sono stranieri ed ignorano le regole della nazione in cui transitano. Google maps, non solo non indica le altezze della gallerie, ma non indica il limite di carico oltre il quale è vietato transitare sui ponti. Non sarebbe il caso di posizionare all’ingresso di  ogni ponte un divieto di transito per veicoli di peso superiore ad un certo tonnellaggio? Chi non rispetta il limite non dovrebbe essere soggetto alla sola multa, che magari non paga perché straniero, ma al sequestro del mezzo per un tot di giorni.

Ma le mancate manutenzioni non solo penalizzano gli utenti dei ponti, perché  le buche sono ogni metro e sempre più profonde, i guardrail sono fatiscenti e progettati per mezzi più bassi degli attuali.

Il paese, da qualsiasi colore governato,  deve, velocemente e senza indugio, investire in manutenzioni, ordinarie e straordinarie, ed in nuove costruzioni.

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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