Il caso Unicef dimenticato dai media

Quando alcune notizie che non piacciono al sistema vengono praticamente snobbate
Pubblicato il Agosto 16, 2018, 5:14 pm
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Quando si è cominciato a parlare del caso Unicef ci si aspettava un tam tam mediatico fortissimo, invece la cosa che lascia perplessi è che andando su Google e digitando “caso Unicef” le notizie che escono sono quasi nulle se poi si fa la stessa ricerca sulla sessione “Notizie” del motore di ricerca, quella per intenderci dove sono indicizzati tutti i giornali nazionali e non, il risultato è sconcertante nove risultati su oltre 171 mila risultati, la decima notizia riguarda Belen e Andrea Iannone.

Una cosa strana penserete voi, in realtà è più semplice di quello che sembra e ve la riassumo brevemente così: se la ricerca non da risultati significa che non è stato scritto niente. Un classico caso di come il “bavaglio” viene utilizzato al contrario e ai danni dei cittadini, “la stampa serve chi è governato, non chi governa” tuonava la Corte suprema degli Stati Uniti durante l’azione legale contro il Washington Post e il New York Times per i segreti di stato coperti durante la guerra in Vietnam e  ogni giornalista dovrebbe averla stampata sulla propria scrivania.

Il caso Unicef, un caso che per alcune quisquiglie burocratiche potrebbe cadere

La vicenda del caso Unicef è semplice, direi quasi lineare, riguarda i fratelli Conticini, uno di loro cognato dell’ex premier Matteo Renzi. Il più grande è stato accusato di essersi appropriato, come dice Sky TG 24, di una buona e sostanziosa parte delle donazioni alla Onlus Pet Therapy Africa con movimenti sui conti correnti suoi e dei fratelli per un totale di circa 6,6 milioni di dollari fatte da diversi enti come Unicef, Fondazione Pulitzer ed altre.

Ovviamente la magistratura sta ancora indagando e nel caso fosse confermata l’accusa si tratterebbe veramente di un brutto reato perché coinvolge gli aiuti umanitari destinati ai bambini. Sappiamo che non è ne il primo e non sarà l’ultimo caso simile ma il problema vero e proprio riguarda la “forma” del procedimento. Infatti per via della riforma Orlando in cui è inserita anche l’appropriazione indebita, gli enti danneggiati dovranno presentare una querela per poter vedere il procedimento andare avanti.

È si perché il 10 aprile del 2018 il governo Gentiloni, presentò un decreto legislativo il 36/2018, in cui si modificava  la disciplina del regime di procedibilità di diversi reati e che non sarebbero più stati perseguiti d’ufficio ma solo dietro apposita querela. Un tecnicismo che può sembrare banale ma non lo è affatto.

Sono nove in totale i reati inseriti al suo interno

  • minaccia,
  • violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale
  • falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche
  • falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche
  • violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni
  • rivelazione del contenuto di corrispondenza, commessa da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni
  • truffa
  • frode informatica
  • appropriazione indebita

é possibile visionare per intero il decreto sul sito della Gazzetta Ufficiale (IL LINK PER LEGGERLO).

Ovviamente dal sito ufficiale l’Unicef ha rilasciato una dichiarazione ben precisa:

“L’UNICEF sta verificando e valutando nelle sedi opportune gli elementi per attivare eventuali procedimenti legali, in qualità di parte danneggiata, anche alla luce delle recenti modifiche normative procedurali introdotte in Italia.”

Ma come, c’è un’indagine in corso su una possibile appropriazione indebita di 6,6 milioni di dollari destinati all’Africa e l’Unicef fa sapere che sta valutando? La cosa non è affatto chiara come non è chiara tutta questa vicenda iniziando da un decreto portato avanti da un governo che teoricamente doveva essere delegittimano, con firmatari Mattarella, Gentiloni e il guardasigilli Orlando. Questi presunti 6,6 milioni che sono spariti non è solo un’ appropriazione indebita ma soprattutto un tradimento verso i bambini bisognosi africani, verso chi dona e verso chi come volontario si impegna a portare avanti la beneficenza.

 

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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