Le tasse e il ciclo non vanno d’accordo: gli assorbenti sono un… lusso

Vi siete mai chiesti quanto spende una donna l'anno per acquistare gli assorbenti?
Pubblicato il Novembre 02, 2018, 2:56 pm
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Mi sono sempre piaciuti gli argomenti scottanti e ovviamente sono dalla parte di tutti, senza distinzione di razza (quanto non ci piace, questa parola!), sesso, orientamento sessuale… insomma, l’argomento di cui vorrei parlare oggi è il ciclo.

Sì, un argomento che per alcuni è spinoso: gli uomini si metteranno le mani davanti agli occhi. Ma perché voglio parlare di questo? Perché avere il ciclo è un bene di lusso. Le donne, per molto tempo, sono state tutelate in misura minore rispetto agli uomini e ancora oggi non posso certo dire che ci sia una vera e propria parità. Ciò si traduce con un salario più basso, discriminazioni sul lavoro e… anche il ciclo, un aspetto totalmente naturale, è trattato come un bene di lusso.

Gli assorbenti sono tassati come un bene di lusso. E questo sembra una barzelletta, perché alla fine ogni donna ha il suo ciclo, ogni mese, per almeno 30 o 40 anni della sua vita in base alla menopausa che può arrivare più o meno prima.

Ma in che senso un assorbente è tassato come un bene di lusso, che cosa significa questa affermazione

Ogni mese, tutte le donne sono costrette a spendere tra i 3 e i 4 euro per acquistare il loro “bene di lusso”. Considerando, senza giri di parole, che è un oggetto di utilità fondamentale per diversi aspetti, non per ultimo l’igiene, è indiscutibile che l’assorbente sia un oggetto necessario per la salute della donna. C’è chi sta pensando di inventare metodi alternativi, da qualche anno si sente parlare della “coppetta”.

Pensate che in Kenya l’assorbente è totalmente gratuito, perché è indispensabile alla vita delle donne. Da noi, in Italia, gli assorbenti e i tamponi interni vengono tassati con l’Iva al 22%. Hanno la stessa Iva di un gioiello, di un iPhone… ma un gioiello può essere paragonato a un assorbente?

Tenete conto che i beni di prima necessità in Italia sono tassati con l’Iva al 4% (il pane, per esempio). La Tampon Tax piega ogni anno il bilancio familiare se ad esempio parliamo di una famiglia composta da una mamma e due figlie, parliamo di circa 350 euro l’anno. Quindi perché non farli rientrare nei beni di prima necessità? O meglio perché non inserirli in una detassazione? Dite la verità ve lo siete mai chiesto prima ad ora che la spesa annua potesse raggiungere cifre così importanti? Ebbene, sarebbe ora che un paese civile come il nostro iniziasse a pensare all’abolizione della tampon tax.

 

 

Siamo dei Don Chisciotte che crediamo in un sogno, quello di dire la verità senza se e senza ma, senza costrizione ne tanto meno minacce. Ci riusciremo? Chi lo sa voi nel frattempo seguiteci.

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